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Aeolo a Grosseto
AEOLO presenta Leonardo Cosmai, Anna Utopia Giordano e Vacon Sartirani, tre dei pittori che hanno partecipato a CRASH! La disgregazione della forma. A Grosseto essi esporranno durante la XXXV Primavera Maremmana, una rassegna d'arte che si tiene dal 1975 nel Centro Storico della città. Per loro è stato messo a disposizione uno stand nel cuore della manifestazione dove proporranno alcune delle loro opere dal 5 al 20 giugno 2010. Durante la manifestazione si terrà anche la presentazione del nuovo numero di AEOLO.

Aeolo alla Fiera Internazionale del Libro di Torino 2010
Cari Lettori e Lettrici,
siamo lieti di informarVi che dal 13 al 17 maggio Aeolo sarà presente alla Fiera Internazionale del Libro di Torino 2010 (http://www.salonelibro.it/it/home.html), nello stand B60, padiglione 1, dove troverete tutte le pubblicazioni della Felici Editore.
Cogliamo l'occasione per indicarvi un articolo (http://www.toscanalibri.it/news_autori.php?ID=1561) pubblicato da ToscanaLibri.it, dove troverete ulteriori informazioni su tutte le pubblicazioni toscane presenti alla manifestazione.
Vi auguro buona Lettura,
Francesco Chiofalo
redattore di Aeolo.
Recensione a "Questo è il paese che non amo" di Antonio Pascale
A tal proposito, appare tagliente la critica al testo "I maiali" di Antonio Moresco, racconto nel quale viene attaccato il vouyerismo mediatico che si era sviluppato durante la tragedia che portò alla morte di Alfredino Rampi, caduto in un pozzo nel 1981. Moresco concludeva il racconto sostenendo che Alfredino, pur raggiunto da un soccorritore, non gli avrebbe dato la mano perché schifato dalla gente là sopra. Pascale si domanda se non vi fossero altri modi per muovere la stessa critica oltre a quello di utilizzare il medesimo vouyerismo mediatico, ed anzi superarlo entrando addirittura dentro al pozzo col bambino.
Il saggio ripercorre gli eventi politici e culturali che hanno caratterizzato l'Italia degli ultimi trent'anni: dall'arrivo degli immigrati senegalesi in Campania fino alla nascita delle televisioni commerciali, dal caso Di Bella al caso Englaro. Pascale non lancia sentenze: il suo procedere è cauto e riflessivo, ricco di punti interrogativi e attento a riportare fatti e dati.
Questo suo procedimento va in controtendenza rispetto a quegli intellettuali che, privi di conoscenze scientifiche, hanno trasformato questioni molto serie in simboli, semplificando la realtà in contrapposizioni manichee: bene versus male, naturale versus artificiale. Si chiede Pascale se questo "romanticismo" ha veramente aiutato a comprendere, oppure se ha semplicemente alimentato la confusione.
Ragione ed emozioni (tema già affrontato anche nel saggio Scienza e sentimento, Einaudi) sono quindi due parole che non possono convivere pacificamente: la realtà ci richiede un'analisi attenta, basata su dati concreti e non sul cuore. Emblematico di questa situazione è il caso di Vandana Shiva, che dichiarò nel marzo 2009 che "I semi sterili del cotone OGM" avevano causato "centomila suicidi tra i contadini indiani". Sentito ciò, Pascale immagina "schiere di giornalisti [...] prendere nota di questa affermazione perfetta [...] e riprodurla, amplificarla in cento, mille inchieste televisive, radiofoniche, giornalistiche: zoomare sempre, zoomare ancora". Poi, dopo aver chiarito che quei semi sono stati impropriamente definiti "OGM", Pascale fa riferimento al rapporto dell'IFPRI (Istituto internazionale di ricerca sulle politiche alimentari), nel quale si constata negli ultimi undici anni una diminuzione dei suicidi dei contadini dall'1,71 a 1,55 ogni 100.000 abitanti al fronte di un aumento esponenziale delle coltivazioni incriminate da Vandana Schiva (da 508.000 a 1,8 milioni di ettari solamente nella provincia di Maharashtra tra il 2005 e il 2006).
Chiamando in causa testi di critica cinematografica e letteraria, ma anche trame di film e articoli giornalistici, lo scrittore casertano promuove uno stile di narrazione attento a non cercare la seconda lacrima, in quanto le emozioni che essa suscita annichiliscono l'iniziativa, scaricano la responsabilità. Diviene così centrale, nel saggio, più ancora dell'oggetto da studiare il modo in cui si osserva tale oggetto. Pascale si domanda se sia possibile raccontare l'altro da noi senza prima esaminare il proprio sguardo.
La proposta che l'autore sembra portarsi dietro durante tutto l'arco delle 188 pagine è quella ereditata da Goffredo Parise, ovvero congiungere la democrazia e la pedagogia, nella speranza di creare una classe intellettuale onesta, capace di analizzare in maniera laica e scientifica i problemi e quindi insegnare con stile il modo in cui affrontarli, evitando i simboli e le banali semplificazioni. Solo allora si arriverà ad una democrazia vera e propria, poiché - spiega l'autore - le opinioni degli intellettuali verrebbero "lette dai nostri politici di riferimento e tradotte, poi, in una serie di leggi, norme, circolari esplicative che dovrebbero portare benefici e miglioramenti al mondo che abitiamo".
Enrico Santus
http://www.aeolo.it
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Corso di scrittura creativa con STEFANO BRUGNOLO a PISA
Gentili Lettori e Lettrici,
chi fosse interessato a partecipare ad un corso di scrittura creativa gratuito organizzato a Pisa da Aeolo in collaborazione con Stefano Brugnolo (autore per Zanichelli del RICETTARIO DI SCRITTURA CREATIVA e docente all'Università di Pisa) è preghiamo di prendere visione del link seguente e iscriversi alla pagina FAN di Aeolo:
http://www.facebook.com/event.php?eid=124125680935567
Cordiali Saluti
Enrico Santus
Odio gli indifferenti [...] sento di non dover sprecare le mie lacrime (Antonio Gramsci)
VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=32SlvFlex4Q
Oggi è un giorno importante per l’Italia. Oggi è un giorno importante per tutti gli italiani.
Lo dovrebbe essere per lo meno, sia per la Sinistra che per la Destra. Lo dovrebbe essere sia per il Sud che per il Nord.
Esattamente 65 anni fa, uomini e donne di tutte le età imbracciarono per la prima volta nella loro vita un’arma e si dettero alla macchia. Non erano addestrati. Molti di loro non avevano mai visto un fucile. Nessuno di loro si aspettava di doverlo imbracciare per difendere la Patria.
Chiunque vorrebbe avere la garanzia di invecchiare. Invece, qualcosa spinse quegli italiani a combattere un nemico, quello nazista, che non risparmiava né civili né oppositori.
Uomini e donne, giovani e anziani, partivano sapendo che probabilmente non sarebbero tornati. Provenivano da realtà molto diverse gli uni dagli altri. Spesso, addirittura, supportavano idee politiche contrastanti, ma avevano a cuore una cosa: la libertà.
Era proprio la libertà che accomunava liberali e comunisti, cattolici e socialisti, anarchici e monarchici. La libertà di vivere dignitosamente e la libertà di esprimere il proprio pensiero senza alcun limite, senza alcuna paura. La libertà, insomma, di dire finalmente “NO” al fascismo e al nazismo.
Quasi dieci anni dopo, nel 1954, nel Teatro Lirico di Milano Piero Calamandrei ricordava il periodo della resistenza affermando: “Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini”.
Quel 25 APRILE 1945 si stavano ponendo le basi per la nostra Italia. Crollava una monarchia ed una dittatura e nascevano una repubblica ed una democrazia. Ed è proprio in quel giorno primaverile che si gettavano i presupposti per quella che – in soli due anni – divenne una delle migliori costituzioni al mondo, la Costituzione Italiana, capace di tutelare ancora i nostri diritti.
Ci hanno provato in tanti ad attaccarla. Tanti provano tuttora a comparare i repubblichini, complici dei nazisti, ai partigiani che hanno dato la vita per la libertà. Commemorare i morti, tutti i morti, è certo cosa buona: lo si faccia il 2 novembre. Il 25 APRILE si commemora la Liberazione e tutti coloro che hanno lottato per ottenerla.
Ma cosa spingeva uomini e donne tanto diversi in ideali, desideri e aspettative ad imbracciare un fucile? Cosa spingeva queste persone a rischiare la vita per una causa di cui probabilmente non avrebbero potuto godere i benefici? Non sarebbe stato molto più semplice adattarsi ad una realtà che, per quanto misera, garantiva la vita? NO!
Per citare ancora una volta Piero Calamandrei, “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.” Ed ecco cosa provarono quelle persone: per noi è impossibile comprenderlo, perché tutti inspiriamo aria e la espiriamo regolarmente, ma provate a trattenere il respiro per sessanta secondi. Vi accorgerete che arriverà un momento in cui la vostra mente non penserà più alla vita o alla morte, non temerà il peggio. La vostra unica necessità diverrà RESISTERE, resistere per tornare a respirare. Resistere per tornare a respirare ARIA. Resistere per tornare a respirare LIBERTA’.
Imbracciare un fucile, allora, fu l’unica scelta possibile. La certezza del vivere senza respirare non aveva senso: meglio la morte. Ecco cosa mosse quelle braccia, quelle gambe e quelle menti: l’aria, la libertà. Tutti sapevano quanto fossero orrende le dinamiche della guerra. Loro, a differenza nostra, l’avevano vista coi propri occhi: erano vicini i bombardamenti ed era vicinissimo l’odore della polvere da sparo, nonché il fetido puzzo della morte. Ma erano giunti al punto di non ritorno, il punto in cui si deve scegliere a quale tra le due fazioni appartenere: UOMINI e NO.
Citando “La città futura” di Antonio Gramsci, “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. […] Il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che NON HA fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.”. (11 febbraio 1917 – Antonio Gramsci, La città futura)
Il 25 APRILE deve tornare nei cuori degli italiani, qualsiasi sia il loro ideale politico. Questo giorno è stato infatti uno spartiacque tra il fascismo e la libertà, e quest'ultima non ha colore. La dobbiamo a persone che non sarebbero mai volute diventare eroi, persone che avrebbero probabilmente preferito vivere la vostra vita. Avrebbero preferito evitare di dover scegliere tra l'essere UOMINI e NO. Glielo dobbiamo, festeggiamo questo giorno alla loro memoria, alla memoria di tutti quei partigiani che, prima ancora che cattolici, comunisti, liberali, anarchici, monarchici o socialisti, erano uomini e donne, padri, madri e figli, nipoti, fratelli e sorelle. Individui che mangiavano, lavoravano, ridevano, piangevano, ma – sopratutto – che sognavano.
A loro il mio saluto. A loro – e a tutti voi – questa boccata di libertà.
Enrico Santus
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- Alda Merini, un sito per continuare a lottare: www.aldamerini.it
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