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Odio gli indifferenti [...] sento di non dover sprecare le mie lacrime (Antonio Gramsci)
Discorso tenuto da Enrico Santus, direttore di Aeolo, il 25 aprile 2010 in occasione della celebrazione del 65mo anniversario dalla Liberazione a Pisa organizzata dal Popolo Viola.
VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=32SlvFlex4Q
Oggi è un giorno importante per l’Italia. Oggi è un giorno importante per tutti gli italiani.
Lo dovrebbe essere per lo meno, sia per la Sinistra che per la Destra. Lo dovrebbe essere sia per il Sud che per il Nord.
Esattamente 65 anni fa, uomini e donne di tutte le età imbracciarono per la prima volta nella loro vita un’arma e si dettero alla macchia. Non erano addestrati. Molti di loro non avevano mai visto un fucile. Nessuno di loro si aspettava di doverlo imbracciare per difendere la Patria.
Chiunque vorrebbe avere la garanzia di invecchiare. Invece, qualcosa spinse quegli italiani a combattere un nemico, quello nazista, che non risparmiava né civili né oppositori.
Uomini e donne, giovani e anziani, partivano sapendo che probabilmente non sarebbero tornati. Provenivano da realtà molto diverse gli uni dagli altri. Spesso, addirittura, supportavano idee politiche contrastanti, ma avevano a cuore una cosa: la libertà.
Era proprio la libertà che accomunava liberali e comunisti, cattolici e socialisti, anarchici e monarchici. La libertà di vivere dignitosamente e la libertà di esprimere il proprio pensiero senza alcun limite, senza alcuna paura. La libertà, insomma, di dire finalmente “NO” al fascismo e al nazismo.
Quasi dieci anni dopo, nel 1954, nel Teatro Lirico di Milano Piero Calamandrei ricordava il periodo della resistenza affermando: “Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini”.
Quel 25 APRILE 1945 si stavano ponendo le basi per la nostra Italia. Crollava una monarchia ed una dittatura e nascevano una repubblica ed una democrazia. Ed è proprio in quel giorno primaverile che si gettavano i presupposti per quella che – in soli due anni – divenne una delle migliori costituzioni al mondo, la Costituzione Italiana, capace di tutelare ancora i nostri diritti.
Ci hanno provato in tanti ad attaccarla. Tanti provano tuttora a comparare i repubblichini, complici dei nazisti, ai partigiani che hanno dato la vita per la libertà. Commemorare i morti, tutti i morti, è certo cosa buona: lo si faccia il 2 novembre. Il 25 APRILE si commemora la Liberazione e tutti coloro che hanno lottato per ottenerla.
Ma cosa spingeva uomini e donne tanto diversi in ideali, desideri e aspettative ad imbracciare un fucile? Cosa spingeva queste persone a rischiare la vita per una causa di cui probabilmente non avrebbero potuto godere i benefici? Non sarebbe stato molto più semplice adattarsi ad una realtà che, per quanto misera, garantiva la vita? NO!
Per citare ancora una volta Piero Calamandrei, “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.” Ed ecco cosa provarono quelle persone: per noi è impossibile comprenderlo, perché tutti inspiriamo aria e la espiriamo regolarmente, ma provate a trattenere il respiro per sessanta secondi. Vi accorgerete che arriverà un momento in cui la vostra mente non penserà più alla vita o alla morte, non temerà il peggio. La vostra unica necessità diverrà RESISTERE, resistere per tornare a respirare. Resistere per tornare a respirare ARIA. Resistere per tornare a respirare LIBERTA’.
Imbracciare un fucile, allora, fu l’unica scelta possibile. La certezza del vivere senza respirare non aveva senso: meglio la morte. Ecco cosa mosse quelle braccia, quelle gambe e quelle menti: l’aria, la libertà. Tutti sapevano quanto fossero orrende le dinamiche della guerra. Loro, a differenza nostra, l’avevano vista coi propri occhi: erano vicini i bombardamenti ed era vicinissimo l’odore della polvere da sparo, nonché il fetido puzzo della morte. Ma erano giunti al punto di non ritorno, il punto in cui si deve scegliere a quale tra le due fazioni appartenere: UOMINI e NO.
Citando “La città futura” di Antonio Gramsci, “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. […] Il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che NON HA fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.”. (11 febbraio 1917 – Antonio Gramsci, La città futura)
Il 25 APRILE deve tornare nei cuori degli italiani, qualsiasi sia il loro ideale politico. Questo giorno è stato infatti uno spartiacque tra il fascismo e la libertà, e quest'ultima non ha colore. La dobbiamo a persone che non sarebbero mai volute diventare eroi, persone che avrebbero probabilmente preferito vivere la vostra vita. Avrebbero preferito evitare di dover scegliere tra l'essere UOMINI e NO. Glielo dobbiamo, festeggiamo questo giorno alla loro memoria, alla memoria di tutti quei partigiani che, prima ancora che cattolici, comunisti, liberali, anarchici, monarchici o socialisti, erano uomini e donne, padri, madri e figli, nipoti, fratelli e sorelle. Individui che mangiavano, lavoravano, ridevano, piangevano, ma – sopratutto – che sognavano.
A loro il mio saluto. A loro – e a tutti voi – questa boccata di libertà.
Enrico Santus
VIDEO: http://www.youtube.com/watch?v=32SlvFlex4Q
Oggi è un giorno importante per l’Italia. Oggi è un giorno importante per tutti gli italiani.
Lo dovrebbe essere per lo meno, sia per la Sinistra che per la Destra. Lo dovrebbe essere sia per il Sud che per il Nord.
Esattamente 65 anni fa, uomini e donne di tutte le età imbracciarono per la prima volta nella loro vita un’arma e si dettero alla macchia. Non erano addestrati. Molti di loro non avevano mai visto un fucile. Nessuno di loro si aspettava di doverlo imbracciare per difendere la Patria.
Chiunque vorrebbe avere la garanzia di invecchiare. Invece, qualcosa spinse quegli italiani a combattere un nemico, quello nazista, che non risparmiava né civili né oppositori.
Uomini e donne, giovani e anziani, partivano sapendo che probabilmente non sarebbero tornati. Provenivano da realtà molto diverse gli uni dagli altri. Spesso, addirittura, supportavano idee politiche contrastanti, ma avevano a cuore una cosa: la libertà.
Era proprio la libertà che accomunava liberali e comunisti, cattolici e socialisti, anarchici e monarchici. La libertà di vivere dignitosamente e la libertà di esprimere il proprio pensiero senza alcun limite, senza alcuna paura. La libertà, insomma, di dire finalmente “NO” al fascismo e al nazismo.
Quasi dieci anni dopo, nel 1954, nel Teatro Lirico di Milano Piero Calamandrei ricordava il periodo della resistenza affermando: “Era giunta l’ora di resistere; era giunta l’ora di essere uomini: di morire da uomini per vivere da uomini”.
Quel 25 APRILE 1945 si stavano ponendo le basi per la nostra Italia. Crollava una monarchia ed una dittatura e nascevano una repubblica ed una democrazia. Ed è proprio in quel giorno primaverile che si gettavano i presupposti per quella che – in soli due anni – divenne una delle migliori costituzioni al mondo, la Costituzione Italiana, capace di tutelare ancora i nostri diritti.
Ci hanno provato in tanti ad attaccarla. Tanti provano tuttora a comparare i repubblichini, complici dei nazisti, ai partigiani che hanno dato la vita per la libertà. Commemorare i morti, tutti i morti, è certo cosa buona: lo si faccia il 2 novembre. Il 25 APRILE si commemora la Liberazione e tutti coloro che hanno lottato per ottenerla.
Ma cosa spingeva uomini e donne tanto diversi in ideali, desideri e aspettative ad imbracciare un fucile? Cosa spingeva queste persone a rischiare la vita per una causa di cui probabilmente non avrebbero potuto godere i benefici? Non sarebbe stato molto più semplice adattarsi ad una realtà che, per quanto misera, garantiva la vita? NO!
Per citare ancora una volta Piero Calamandrei, “La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.” Ed ecco cosa provarono quelle persone: per noi è impossibile comprenderlo, perché tutti inspiriamo aria e la espiriamo regolarmente, ma provate a trattenere il respiro per sessanta secondi. Vi accorgerete che arriverà un momento in cui la vostra mente non penserà più alla vita o alla morte, non temerà il peggio. La vostra unica necessità diverrà RESISTERE, resistere per tornare a respirare. Resistere per tornare a respirare ARIA. Resistere per tornare a respirare LIBERTA’.
Imbracciare un fucile, allora, fu l’unica scelta possibile. La certezza del vivere senza respirare non aveva senso: meglio la morte. Ecco cosa mosse quelle braccia, quelle gambe e quelle menti: l’aria, la libertà. Tutti sapevano quanto fossero orrende le dinamiche della guerra. Loro, a differenza nostra, l’avevano vista coi propri occhi: erano vicini i bombardamenti ed era vicinissimo l’odore della polvere da sparo, nonché il fetido puzzo della morte. Ma erano giunti al punto di non ritorno, il punto in cui si deve scegliere a quale tra le due fazioni appartenere: UOMINI e NO.
Citando “La città futura” di Antonio Gramsci, “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. […] Il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che NON HA fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.”. (11 febbraio 1917 – Antonio Gramsci, La città futura)
Il 25 APRILE deve tornare nei cuori degli italiani, qualsiasi sia il loro ideale politico. Questo giorno è stato infatti uno spartiacque tra il fascismo e la libertà, e quest'ultima non ha colore. La dobbiamo a persone che non sarebbero mai volute diventare eroi, persone che avrebbero probabilmente preferito vivere la vostra vita. Avrebbero preferito evitare di dover scegliere tra l'essere UOMINI e NO. Glielo dobbiamo, festeggiamo questo giorno alla loro memoria, alla memoria di tutti quei partigiani che, prima ancora che cattolici, comunisti, liberali, anarchici, monarchici o socialisti, erano uomini e donne, padri, madri e figli, nipoti, fratelli e sorelle. Individui che mangiavano, lavoravano, ridevano, piangevano, ma – sopratutto – che sognavano.
A loro il mio saluto. A loro – e a tutti voi – questa boccata di libertà.
Enrico Santus
AEOLO alla Festa della Liberazione di PISA
LIBERAZIONE IN VIOLA
| Tipo: |
| Data: | domenica 25 aprile 2010 |
| Ora: | 15.00 - 23.00 |
| Luogo: | PISA |
| Via: | PIAZZA XX SETTEMBRE |
Descrizione
Il programma dell'evento:
Dalle 15,00 alle 23,00, piazza XX settembre
Banchetto raccolta firme AcquaBeneComune (Il popolo viola è tra i promotori del referendum) / Banchetto Bottega Saperi e Sapori di legalità, Associazione Ora Legale,collegata a Libera di Don Ciotti / Gas (gruppo acquisto solidale)/Venditori ambulanti di hotdog/mercatino/lotteria della Costituzione.
Dalle 16,00 alle 17,00
MEMORIA STORICA:
16,00-16,20 Interviene il presidente ANPI Provinciale, Sig. Vecchiani.
16,20-17,00 Spazio Anpi e letture di lettere dal fronte/ memorie storiche.
17,00-17,20 Intervento del Comitato in difesa della Costituzione.
17,30-17,45 Sketch teatrale sul fatto di Rosarno con Francesco da gruppo teatrale Amaro in plastica.
17,50-18,30 Giochi in piazza:
-La Costituzione in Pillole: estrazione di una Pillola di Costituzione e … indovina l'errore.
-Quiz su Fascismo – seconda guerra mondiale – resistenza – Costituente.
Dalle 18,30 alle 19,30 Concerto di musica classica istituzionale organizzato dal comune di Pisa presso le Logge dei Banchi.
Dalle 18,30 alle 23,00
APERICENA AD OFFERTA LIBERA
Dalle 19,30 alle 20,30
INTERVENTI DAL MONDO ACCADEMICO.
19.30 -19.50 Intervento della rivista letteraria e d'approfondimento culturale AEOLO, fondata da Enrico Santus nell'aprile del 2008, che unisce la passione e le forze di un gruppo di studenti.
19.50 - 20.30 Docenti di diritto Costituzionale.
Dalle 20,30 alle 21,30
VIDEOPROIEZIONE DOCUMENTARIO “Coscienza di sole”
20,30-20,45 Introduzione di Alessandra Povia (Regia) e Marzia Maestri.
20,45-21,30 Videoproiezione
Dalle 21,30 alle 23,00
CONCERTO
21,30-22,15 GAGARIN
22,00-23,00 SUS
ADERISCONO:
Comitato Acqua bene comune, ANPI provinciale e nazionale, Associazione Ora Legale collegata a Libera di Don Ciotti, Gruppo acquisto solidale, Comitato in difesa della Costituzione, Rivista culturale Aeolo.
EVENTO ORGANIZZATO DAL MOVIMENTO POPOLO VIOLA CON IL PATROCINIO DELLA PROVINCIA DI PISA.
Dalle 15,00 alle 23,00, piazza XX settembre
Banchetto raccolta firme AcquaBeneComune (Il popolo viola è tra i promotori del referendum) / Banchetto Bottega Saperi e Sapori di legalità, Associazione Ora Legale,collegata a Libera di Don Ciotti / Gas (gruppo acquisto solidale)/Venditori ambulanti di hotdog/mercatino/lotteria della Costituzione.
Dalle 16,00 alle 17,00
MEMORIA STORICA:
16,00-16,20 Interviene il presidente ANPI Provinciale, Sig. Vecchiani.
16,20-17,00 Spazio Anpi e letture di lettere dal fronte/ memorie storiche.
17,00-17,20 Intervento del Comitato in difesa della Costituzione.
17,30-17,45 Sketch teatrale sul fatto di Rosarno con Francesco da gruppo teatrale Amaro in plastica.
17,50-18,30 Giochi in piazza:
-La Costituzione in Pillole: estrazione di una Pillola di Costituzione e … indovina l'errore.
-Quiz su Fascismo – seconda guerra mondiale – resistenza – Costituente.
Dalle 18,30 alle 19,30 Concerto di musica classica istituzionale organizzato dal comune di Pisa presso le Logge dei Banchi.
Dalle 18,30 alle 23,00
APERICENA AD OFFERTA LIBERA
Dalle 19,30 alle 20,30
INTERVENTI DAL MONDO ACCADEMICO.
19.30 -19.50 Intervento della rivista letteraria e d'approfondimento culturale AEOLO, fondata da Enrico Santus nell'aprile del 2008, che unisce la passione e le forze di un gruppo di studenti.
19.50 - 20.30 Docenti di diritto Costituzionale.
Dalle 20,30 alle 21,30
VIDEOPROIEZIONE DOCUMENTARIO “Coscienza di sole”
20,30-20,45 Introduzione di Alessandra Povia (Regia) e Marzia Maestri.
20,45-21,30 Videoproiezione
Dalle 21,30 alle 23,00
CONCERTO
21,30-22,15 GAGARIN
22,00-23,00 SUS
ADERISCONO:
Comitato Acqua bene comune, ANPI provinciale e nazionale, Associazione Ora Legale collegata a Libera di Don Ciotti, Gruppo acquisto solidale, Comitato in difesa della Costituzione, Rivista culturale Aeolo.
EVENTO ORGANIZZATO DAL MOVIMENTO POPOLO VIOLA CON IL PATROCINIO DELLA PROVINCIA DI PISA.
Chi parla di mafia difende il paese
CHI PARLA DI MAFIA DIFENDE IL PAESE
È con profondo disappunto che leggiamo quanto afferma il Premier nella conferenza stampa a Palazzo Chigi del 16 aprile, nella quale sostiene che la mafia italiana, “pur essendo la sesta mafia al mondo è la più conosciuta” a causa del “supporto promozionale” fattole da film, serie tv e libri come le “otto serie della Piovra” o “Gomorra” di Roberto Saviano.
Non è necessario appellarsi allo scandalo per mostrare quanta cecità nascondano certe affermazioni. Il nostro Premier si dice fiducioso di sconfiggere entro la fine “della legislatura”, oltre al cancro, anche tutte le organizzazioni criminali.
Ma dal rapporto Sos impresa presentato il 27 gennaio 2010 dalla Confesercenti emerge un’altra realtà: la mafia italiana è ben lontana dal regredire, anzi, nel 2009 ha fatturato 135 miliardi di euro a fronte dei 90 miliardi fatturati nel 2007.
Secondo lo stesso Rapporto, lo scorso anno la “Mafia spa” ha rafforzato la propria posizione di prima azienda italiana, raggiungendo la soglia di quasi un reato al minuto a spese degli imprenditori. Si pensi che, solamente attraverso l’usura – cresciuta a causa della difficoltà di accesso al credito dovuta alla crisi – la mafia gestisce un giro d’affari di circa 20 miliardi di euro. Per non parlare del racket che rimane invariato solo a fronte di un drastico calo degli esercizi commerciali. Grande interesse riscuotono inoltre nelle organizzazioni mafiose l’edilizia e i centri commerciali, utili – questi ultimi – al riciclaggio del denaro sporco. C’è poi da tenere conto del settore del gioco, delle scommesse, delle frodi informatiche e, soprattutto, della contraffazione. Quest’ultimo in grado di muovere un giro d’affari pari a 7,8 miliardi di euro l’anno.
Se questa è la realtà dei fatti, ci viene difficile interpretare la tranquillità con cui il Premier asserisce certe parole, ma ancor più incomprensibile ci risulta la sua accusa di “supporto promozionale” alle mafie mossa a chi è costretto a vivere sotto scorta, senza la possibilità di sognare una vita normale, perché ha reso pubbliche le dinamiche delle organizzazioni criminali.
È ormai attestato che le mafie risentano della luce dei riflettori: esse desiderano il buio ed il silenzio, lo dimostra la cosiddetta pax mafiosa seguita alle stragi del ’92-93; godono del fatto che a conoscere le loro dinamiche d’azione siano solo pochi specialisti, consce degli ingenti danni economici che subiscono quando l’opinione pubblica è sollecitata su determinate tematiche.
In una società “dove la verità è sempre la versione dei potenti, dove viene declinata raramente e pronunciata come merce rara da barattare per qualche profitto; dove tagliare cadaveri e spargerne i pezzi è il miglior modo per rendere indelebile un messaggio, conoscere non è più una traccia di impegno morale. Sapere, capire diviene una necessità. L’unica possibilità che si ha, per considerarsi ancora uomini degni di respirare”.
Spetta, quindi, proprio all’informazione e alla partecipazione democratica avere un ruolo fondamentale nella lotta alle mafie. Attraverso di essa, infatti, la popolazione è chiamata e tenere alta la guardia e a creare anticorpi alla malavita: il più delle volte, infatti, è dalla semplice denuncia di un cittadino informato e consapevole di non essere solo che nascono indagini che portano agli arresti di cui si sta vantando il governo.
Per questo motivo è importante appoggiare l’informazione e non attaccarla. È fondamentale evitare quel che accadde con Giovanni Falcone al Maurizio Costanzo Show nel 1991, quando un giovane di media statura si alzò dalla sua poltrona e accusò il magistrato palermitano di diffamare la Sicilia. Tutti sanno come finì la storia: l’accusatore divenne prima Presidente della Regione Sicilia e fu poi condannato a 7 anni di carcere in appello per favoreggiamento aggravato per aver agevolato la mafia; il magistrato fu ucciso in un attentato il 23 maggio 1992 nei pressi dello svincolo di Capaci insieme alla moglie e a tre agenti della scorta.
Enrico Santus, Nicolò Amore
(L'articolo è stato scritto a nome del gruppo che ha fatto partire il cosiddetto "Progetto Spartacus", un insieme eterogeneo di studenti e dottorandi della Scuola Normale Superiore di Pisa, della Scuola Superiore Sant' Anna e dell' Università di Pisa che si propone di indagare e studiare il fenomeno della criminalità organizzata, unitosi in occasione del seminario di Roberto Saviano alla Scuola Normale Superiore)
Foto Saviano alla Scuola Normale Superiore
Carissimi Amici, Colleghi e Lettori,
pubblico come promesso le fotografie dell'ultimo giorno di seminario sulla Criminalità Internazionale diretto da Roberto Saviano alla Scuola Normale Superiore di Pisa.
http://www.facebook.com/photo.php?pid=4354467&l=12372570f1&id=664775898
Mi scuso per la qualità non proprio ottima delle foto, ma non sono un professionista. Spero possiate apprezzare più i contenuti che la forma.
Un caro saluto
Enrico Santus

Antonio Pascale, dall'intervento su AEOLO a "Questo è il paese che non amo"
Cari Lettori,
vi scrivo per informarvi che è uscito l'ultimo libro di Antonio Pascale, "Questo è il paese che non amo".
Antonio, uno dei più amati scrittori italiani, fa i conti una volta per tutte con il nostro paese. E scrive un saggio sull’Italia contemporanea a metà tra l’autobiografia sentimentale e l’inchiesta sul campo.
Nel IV numero di Aeolo, Little Italy, Pascale era intervenuto con: "Contro la nostalgia per un'idea di futuro", un'intervista da me diretta nella quale lo scrittore analizzava i problemi contemporanei con occhio rigorosamente progressista e positivista, sostenendo il ruolo dell'onestà intellettuale nel miglioramento delle condizioni sociali. Cosa che nel nostro paese stava venendo a mancare.
<< Più banale è l'immaginario, più triste è la realtà >> sostiene Pascale. Poi risponde alla domanda se per immaginare un'Italia diversa sarebbe necessaria l'assunzione di responsabilità da parte dei cittadini con queste parole:
"L'impressione è che manchiamo di una metodologia critica, grazie alla quale affrontare in maniera analitica e profonda i nostri errori, quelli naturali e quelli specifici. E' un po' come lo schema narrativo classico, i tre atti. Nel primo atto il protagonista dichiara il suo obiettivo, nel secondo fallisce, arretra e analizza i suoi sbagli, quindi nel terzo atto risolve il conflitto. Se chiedete a uno scrittore, a un critico quale atto sia il più difficile, in coro risponderanno il secondo. Il primo è solo una dichiarazione di intenti, voglio salvare il pianeta dal riscaldamento globale, voglio amarti tutta la vita, voglio un milione di posti di lavoro ecc, il terzo è a tutti gli effetti un atto in discesa, una volta risolto il conflitto, l'accordo si trova. Il secondo atto presuppone senso dell'analisi e passione conoscitiva; e un personaggio capace di dichiarare i suoi sbagli e trovare una nuova strada. L'impressione è che, appunto, senza una metodologia condivisa, pubblica, soggetta a integrazioni e verifiche sperimentali, viene a mancare il secondo atto e dunque dobbiamo accontentarci di dichiarazioni di intenti tipiche del primo atto, e cioè ottimismo a oltranza, e risoluzioni dei conflitti a tarallucci e vino."
Antonio Pascale
Questo è il paese che non amo
Minimum fax
Pag 185, euro 12.
Maggiori info su: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/04/08/news/paese_amo-3196727/
Cari saluti,
Enrico Santus
vi scrivo per informarvi che è uscito l'ultimo libro di Antonio Pascale, "Questo è il paese che non amo".
Antonio, uno dei più amati scrittori italiani, fa i conti una volta per tutte con il nostro paese. E scrive un saggio sull’Italia contemporanea a metà tra l’autobiografia sentimentale e l’inchiesta sul campo.
Nel IV numero di Aeolo, Little Italy, Pascale era intervenuto con: "Contro la nostalgia per un'idea di futuro", un'intervista da me diretta nella quale lo scrittore analizzava i problemi contemporanei con occhio rigorosamente progressista e positivista, sostenendo il ruolo dell'onestà intellettuale nel miglioramento delle condizioni sociali. Cosa che nel nostro paese stava venendo a mancare.
<< Più banale è l'immaginario, più triste è la realtà >> sostiene Pascale. Poi risponde alla domanda se per immaginare un'Italia diversa sarebbe necessaria l'assunzione di responsabilità da parte dei cittadini con queste parole:
"L'impressione è che manchiamo di una metodologia critica, grazie alla quale affrontare in maniera analitica e profonda i nostri errori, quelli naturali e quelli specifici. E' un po' come lo schema narrativo classico, i tre atti. Nel primo atto il protagonista dichiara il suo obiettivo, nel secondo fallisce, arretra e analizza i suoi sbagli, quindi nel terzo atto risolve il conflitto. Se chiedete a uno scrittore, a un critico quale atto sia il più difficile, in coro risponderanno il secondo. Il primo è solo una dichiarazione di intenti, voglio salvare il pianeta dal riscaldamento globale, voglio amarti tutta la vita, voglio un milione di posti di lavoro ecc, il terzo è a tutti gli effetti un atto in discesa, una volta risolto il conflitto, l'accordo si trova. Il secondo atto presuppone senso dell'analisi e passione conoscitiva; e un personaggio capace di dichiarare i suoi sbagli e trovare una nuova strada. L'impressione è che, appunto, senza una metodologia condivisa, pubblica, soggetta a integrazioni e verifiche sperimentali, viene a mancare il secondo atto e dunque dobbiamo accontentarci di dichiarazioni di intenti tipiche del primo atto, e cioè ottimismo a oltranza, e risoluzioni dei conflitti a tarallucci e vino."
Antonio Pascale
Questo è il paese che non amo
Minimum fax
Pag 185, euro 12.
Maggiori info su: http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2010/04/08/news/paese_amo-3196727/
Cari saluti,
Enrico Santus
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