Edoardo Sanguineti - Se ti rivivi, cosa ti correggi?
Genova, 18 Maggio 2010: muore Edoardo Sanguineti, politico prestato alla poesia – come si definiva lui stesso. Professore, politico e poeta; la sua vita artistica e professionale, dagli anni '50 (quelli del suo esordio con Laborintus), è dedita allo sperimentalismo, alla disgregazione della forma, del verso, della lingua (non solo poetica). Fa parte del gruppo 63, la neoavanguardia poetica degli anni '60. Poeta Novissimus, dove l'aggettivo richiama il termine militare latino: in Cesare infatti i novissimi erano la retroguardia dell'esercito e, così, gli ultimi (arrivati sulla scena della poesia negli anni '60) superano i contemporanei e le avanguardie formando una neoavanguardia. Sanguineti non scrive solo poesia ma anche romanzi (Capriccio Italiano, Il giuoco dell'Oca) e collabora con il teatro, sonda anche il terreno, con successo, della poesia in musica (scrive per la musica di Luciano Berio Laborintus II). La sua ricerca attraversa trasversalmente moltissimi campi del sapere umano (psicanalisi, arti figurative) Professore, si laurea nel 1956 all'università di Torino con una tesi di tema dantesco (Interpretazione di Malebolge) che poi lo avvierà alla libera docenza. Politico, fa parte del PCI come indipendente ed è deputato alla Camera durante l'VIII legislatura – sono un chierico rosso, e me ne vanto scrive in un componimento parodistico di Falsetto per gli ottant'anni di Montale. Uomo del gioco, a Sanguineti piaceva giocare perché nel gioco si trova il senso della “serietà della vita”.
Lido di Camaiore, 13 Febbraio 2010: Edoardo Sanguineti racconta se stesso. Una delle sue ultime uscite quella a cui ho partecipato. Esce dagli schemi, il poetlitico, e non tiene una conferenza (“Poesia e Musica” era il titolo dell'intervento) bensì una chiaccherata. Ci parla della sua vita, certamente delle sue opere, delle persone che ha incontrato e con cui ha collaborato (fra tutti Baj, Berio e Ingrao). Racconta dell'OpLePo, l'opificio di letteratura potenziale (derivato dal francese OuLiPo), un'unione altamente sperimentale di studiosi di varie discipline il cui intento era di percorrere strade nuove della lingua nella poesia italiana; della patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie. Alla domanda, classica peraltro, su quale delle sue opere salverebbe se gli fosse dato di salvarne solo una, o per la quale vorrebbe essere ricordato ci dà una risposta che lascia sorpresi: non si tratta di poesia bensì di una lectio che tenne per il novantunesimo compleanno di Pietro Ingrao nel 2006 dal titolo Come si diventa materialisti storici?. Lui, che si definisce aspirante materialista storico ci regala una visione disincantata e capillare del mondo e della Storia. Il materialismo storico – scrive – in tanto per me è importante, in quanto costituisce l'abolizione di qualunque tipo di fideismo, di riposo in una verità posseduta ed esiste proprio e soltanto nell'ordine della critica, della contestazione e dell'analisi – per quel che umanamente è possibile – corretta delle cose. Nella dedica, strappata "quasi turisticamente” definisce questo granello della sua produzione come specie di racconto delle mie esperienze. E questo a riprova dell'essere prima politico ma insieme poeta... ma anche aspirante ballerino, il suo vero sogno sin dall'infanzia era infatti di danzare cosa che purtroppo non poté realizzare appieno a causa di una malattia che gli era stata erroneamente diagnosticata.
Se ti rivivi, cosa ti correggi?
ebbene niente:
Incidetele a lettere di scatola, miei lettori testamentari […] queste parole mie, sopra
[la tomba
mia, con la saliva, intingendovi un dito nella bocca: […]
me la sono goduta, io, la mia
[vita:
[cit. da E. Sanguineti, Mikrokosmos]
Matteo Tarsi
Lido di Camaiore, 13 Febbraio 2010: Edoardo Sanguineti racconta se stesso. Una delle sue ultime uscite quella a cui ho partecipato. Esce dagli schemi, il poetlitico, e non tiene una conferenza (“Poesia e Musica” era il titolo dell'intervento) bensì una chiaccherata. Ci parla della sua vita, certamente delle sue opere, delle persone che ha incontrato e con cui ha collaborato (fra tutti Baj, Berio e Ingrao). Racconta dell'OpLePo, l'opificio di letteratura potenziale (derivato dal francese OuLiPo), un'unione altamente sperimentale di studiosi di varie discipline il cui intento era di percorrere strade nuove della lingua nella poesia italiana; della patafisica, la scienza delle soluzioni immaginarie. Alla domanda, classica peraltro, su quale delle sue opere salverebbe se gli fosse dato di salvarne solo una, o per la quale vorrebbe essere ricordato ci dà una risposta che lascia sorpresi: non si tratta di poesia bensì di una lectio che tenne per il novantunesimo compleanno di Pietro Ingrao nel 2006 dal titolo Come si diventa materialisti storici?. Lui, che si definisce aspirante materialista storico ci regala una visione disincantata e capillare del mondo e della Storia. Il materialismo storico – scrive – in tanto per me è importante, in quanto costituisce l'abolizione di qualunque tipo di fideismo, di riposo in una verità posseduta ed esiste proprio e soltanto nell'ordine della critica, della contestazione e dell'analisi – per quel che umanamente è possibile – corretta delle cose. Nella dedica, strappata "quasi turisticamente” definisce questo granello della sua produzione come specie di racconto delle mie esperienze. E questo a riprova dell'essere prima politico ma insieme poeta... ma anche aspirante ballerino, il suo vero sogno sin dall'infanzia era infatti di danzare cosa che purtroppo non poté realizzare appieno a causa di una malattia che gli era stata erroneamente diagnosticata.
Se ti rivivi, cosa ti correggi?
ebbene niente:
Incidetele a lettere di scatola, miei lettori testamentari […] queste parole mie, sopra
[la tomba
mia, con la saliva, intingendovi un dito nella bocca: […]
me la sono goduta, io, la mia
[vita:
[cit. da E. Sanguineti, Mikrokosmos]
Matteo Tarsi
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